A Sua immagine.

Genesi 1,26-28

27 Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

Spesso sentiamo dire che c’è Dio in noi, che noi, siamo fatti a sua immagine e quindi a lui somiglianti in tutto e per tutto.
Beh, non stento più a crederlo!
Davvero! Guardiamoci attorno, guardiamo le nostre stesse mani! Il nostro corpo, che nella peggiore delle ipotesi, ha qualche maledetto rotolino di troppo.
A sua immagine e somiglianza.
Io me lo immagino: il grande dio barbuto, una specie di babbonatale in bianco (e qui mi becco la scomunica: 3-2-1 via!) seduto su un trono di nuvole con un viso che richiama un rabbino ed in mano regge le tavole della legge, con un certo disappunto, dato che il sigor Mosè fu un po’ maldestro in preda dell’ira.

Mi immagino al suo cospetto, tremante  e meravigliata dalla sua magnanimità nell’avermi ricevuto nonostante non abbia condotto un’esistenza, come dire… esemplare.

-Suvvia, anche se sono a tua immagine, sono pur sempre umana no?!
Un vento gelido trafigge la mia dialettica, facendomi immediatamente aggiustare il tiro:
-No, No, mi scuso se mi sono permessa del sarcasmo, davvero inappropriato alle circostanze. Mi pento di quello che ho detto e colmo di grazie il mio cuore per avermi concesso udienza nonostante la mia discutibile condotta di vita.
Lui resta lì, silenzioso ed impassibile con le sue tavole saldamente appoggiate su una gamba e i piedoni infilati in sandaloni di cuoio dorato.

Mi sento sempre più piccola ed inutile, tanto che se prima tenevo lo sguardo abbassato, ora lo conficco direttamente nelle dita dei miei piedi.

Il silenzio si protrae tanto che, un passettino alla volta, retrocedo senza mai voltare le spalle al divino, cercando a tentoni un uscio.

Improvvisamente del vociare alle mie spalle mi blocca col piede a metà e, maledetta la mia curiosità, alzo lo sguardo, nell’ingenua speranza di vedere un gruppetto di alate figure allietarsi in un gioioso chiacchiericcio sui massimi sistemi.
Ah no, sia mai! Il sommo è ancora dinnanzi a me! Mi accontenterò dell’aulico suono proveniente da altrove e proseguirò nella mia uscita di scena con la massima cautela nel non distogliere lo sguardo dal sacro suolo.

Il mio didietro sbatte contro qualcosa di solido. Il mio sarcasmo mi restituisce immagini poco adatte e lo ripulisco in un attimo, prima che il supremo mi legga nel pensiero e mi fulmini all’istante. Sempre sguardo a terra, tasto con le mani cos’è l’oggetto solido e con mia profonda gioia, debitamente calmierata, scopro che è la tanto sognata porta.
Ruoto su me stessa di 180 gradi e metto in atto una fuga tanto vigliacca quanto repentina!
Ma la porta non si apre! Cerco di mimetizzarmi con essa nell’attesa.
La mia mente non si ferma, non ci riesco, nemmeno il terrore aiuta; anzi, peggiora le cose.
Così nel pensare ai santissimi piedi del meraviglioso, mi viene da credere che insomma, qualche rotolino magari ce l’abbia pure lui… Infondo, il suo amico Budda aveva la siluette di un gonfiabile… Mi scappa da ridere.

No sei scema! Sei al cospetto di sua immensità! Taci!! (Uahaha sua immensità… Non ce la faccio! Pensa a qualcosa di triste, pensa…pensa…)

Il chiacchiericcio aumenta, sempre più vicino, tanto da sentirne i passi (non proprio felpati, anzi.. sarà il peso delle sante ali…). Ne sento quasi i discorsi. Musicali, poetici ispiratori di nuove…tendenze di fitness… “Urban fitness, una figata pazzesca: 20 minuti e lavori come uno schiavo in una miniera! altro che Spartacus!”

Alzo gli occhi nel panico totale, convinta di essere ormai in preda alle allucinazioni, quando la porta si apre all’improvviso e io rotolo fuori malamente. Un angelo parla divinamente con l’illuminato in un suo alfabeto più simile ad un codice fiscale  che ad un linguaggio, fino a che non mi sento risollevare per un braccio da sua divinità l’arcangelo che mi sorride e mi consegna un foglio accompagnandomi all’uscita.

Altri angeli sorridono al mio passaggio, quasi provassero pena per il mio essere lì.

Infine, nuovamente nel mondo dei vivi, quelli normali, quelli che inciampano sui marciapiedi e bestemmiano per la botta o maledicono l’urbanistica per non potersi muovere con il deambulatore per le macchine parcheggiate malamente, finalmente lì in piedi leggo il foglio:

Siamo spiacenti di comunicarle che non è idonea al profilo che ricerchiamo a causa del suo aspetto poco consono al ruolo di segretaria.

Distinti saluti

La giravite e chiodi s.p.a

Mi guardo attorno, controllo che Dio e i suoi arcangeli siano in altre faccende affaccendati e tiro un sospiro di sollievo!

-Grazie Dio. Grazie per avermi giudicato con così immensa divina compassione! Grazie per non aver preso minimamente in considerazione le mie capacità! Il mio cuore trabocca di gioia e anche se il mio stomaco brontola di fame e il mio portafoglio vive di energia cosmica. Grazie! Ora sono di nuovo libera di avere i miei rotolini di troppo e non patire l’Urban fitness per diventare una cazzo di schiava che muore in croce!

Benn.

 

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