Drappo di seta.

Chiusa dentro il blindato osservo le macerie fumanti dell’ennesima battaglia.

Questo giro ne ho preso parte solo a tratti e solo marginalmente; non ho sparato che colpi a salve, non sono stata in grado di fare altro.

Il frastuono mi ha intontito a tal punto da farmi muovere il blindato solo in direzione difensiva fino a condurmi sulle porte della città.

Intorno a me ora si sente il respirare delle fiamme, la popolazione è in salvo altrove, al sicuro in comodi rifugi riparati e confortevoli, lontani dagli orrori. Il mio commilitone è sceso da un po’ per andare ad unirsi a quelli che si rilassano con sana goliardia tra racconti, barzellette e pettegolezzi, di sicuro per un bel po’ starà via.

Mi guardo attorno e oltre al silenzio fuligginoso, c’è il deserto di sabbia e roccia rossiccia.

Arido come solo un deserto sa fare, i colori mi ricordano un luogo di tanto tempo fa. Erano dune di sabbia rosa corallo. Meraviglioso luogo perso nel nulla.

Decido di sbloccarmi da quella posizione di osservatore e mi dirigo lontano dalle porte della città, verso il vuoto alle mie spalle.

Un vuoto molto simile a quello che mi pervade fin nelle ossa, solo che quello è freddissimo. Mi sento frastornata dal roteare delle emozioni che non riesco a gestire. Il mio sangue freddo è dissolto come la pioggia su questa terra impietosa, non reggo nemmeno il pensiero dei miei pensieri ma non posso farmi vedere titubante.

I cingoli macinano sabbia come un mulino fino a portarmi vicino ad uno sperone di pietra rossa impertinente che spunta dal terreno. Una vela naturale dietro alla quale un drappo di ombra concede pietà ai viandanti.

Porto il mezzo dietro e spengo il motore.

Dalla radio qualche messaggio che chiede conferma della mia posizione: “tutto a posto, faccio solo un giro di perlustrazione e rientro” e con quello chiudo le comunicazioni.

Ora non sento l’odore del fumo e nemmeno voci o crepitare diroccato ma percepisco solo accomodante vento caldo e secco.

Mi decido a mettere il naso fuori da quel guscio di lamiere, mi guardo attorno e c’è solo sabbia vento e silenzio.

Una volta a terra i miei scarponi affondano x un po’ nella polvere ma poi si stabilizzano.

Il calore che mi accoglie fa risaltare ancora di più il gelo che sento dentro, come una fiamma ghiacciata che mi permette di stare in piedi sull’attenti senza vacillare.  Ma il silenzio, il deserto, la ferraglia dormiente alle mie spalle rendono vana l’ostinazione del soldato e mi fanno decidere di togliere ogni barriera tra i miei piedi e il suolo per sentire il terreno caldo.

Al primo momento scotta ma non riesco a muovermi e assorbo quell’offesa dalla pianta facendola penetrare dolcemente su per le caviglie, poi verso i polpacci mentre la testa inizia a ciondolare dolcemente indietro inalando aria tiepida e poi su verso le ginocchia che si sciolgono cedendo verso il basso facendomi crollare come gli stessi palazzi in fiamme di poco prima.

Le mani circondano il viso strappando via tutto quello che trovano d’intralcio e spalmano lacrime salate dove capita.

Un pianto dirompente in ginocchio su quel deserto che secoli prima calpestarono profeti, scuote le fondamenta delle mie certezze rivelandomi come un drappo di seta color del mare in balia della tormenta.

No Dio, chiunque tu sia ed ovunque ti trovi, mi spiace, non sono un soldato, ma lo faccio!

Non sono un guerriero, ma quando serve combatto!

Non sono un capitano ma se la vita della gente, per qualche motivo dipendesse da me, dirigo!

Non sono un militare ma se chi ne sa più di me dà un ordine, eseguo!

Non sono un ribelle ma a domanda non ho paura di rispondere!

Non sono…

No …

Sono nient’altro che un drappo di seta color del mare morbido, delicato resistente ed indisciplinato vergognosamente appeso al primo ramo a cui si è impigliato, in attesa di una mano sapiente che mi utilizzi per qualcosa..

“Ehi… ci sei? Qui è la base… passo…”

Le mani si asciugano nei pantaloni, le ginocchia riprendono sostegno e i piedi rientrano negli stivali.

“Fanculo allo straccio di seta…. siii ci sono passo…”

“Ma dove diavolo sei finita?”

“A pulirmi il culo con un accidenti di straccio verdino!”

“Come dici? Passo…”

“Lascia stare, rientro alla base! A dopo. Passo e chiudo”.

 

Benn.

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