Serve altro?

Il tè bollente nella tazza crea riccioli di fumo profumato alla menta, che si mischiano con il dolce ed acidulo profumo del bicchiere di rosso vicino, sullo stesso tavolo.
Intorno la città scorre rilassata ed instancabile nelle sue luci della notte, mischia il vento caldo d’autunno con la serenità di chi non deve correre in ufficio.
Il mio sguardo fisso nella tazza osserva il vapore che si diverte a giocare con la superficie del tè aggrovigliandosi in giochi di luci e ombre.
La mia mente svanisce come quelle molecole impazzite che si dissolvono nell’aria e inizia a fare capriole con la fantasia.
Il biancofumo assume la forma di due corpi che scivolano tra le lenzuola calde ed ambrate, con la punta del cucchiaino muovo appena il liquido caldo che si prende gioco del mio realismo, trasformandosi in sagome di visi che si accarezzano, labbra che si sfiorano e occhi che si chiudono per lasciare spazio alla fragranza delle sensazioni.
Il vagare della auto sul corso fa da colonna sonora alla danzante armonia delle parole che non sto assolutamente ascoltando ma mi cullano sprofondandomi sempre più nel tepore di un abbraccio virtuale senza pretese.
La città stessa mi abbraccia, mi perdona per averla abbandonata e asciuga la mia anima bagnata di lacrime e nostalgia con carezze a cui non servono parole…
“Serve altro?”
La cameriera mi fa quasi affogare nel riportarmi al presente… scopro per magia che non sono sola ma ho davanti a me una persona che mi osserva con aria incuriosita e divertita.
“No, grazie, ora non mi serve altro… è tutto perfetto così com’è!”
Il vino nel bicchiere di fonte alla mia tazza è quasi andato insieme alle parole di cui ho ascoltato poco il senso…
Mi guardo attorno, sorrido… Milano è ancora lì… è sempre lì come gli occhi che mi fissano prendendosi un po’ gioco di me.
Benn.

 

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