Swap

“Basta! Non è giusto che io rimanga qui sotto a pelare patate e collezionare squame sotto le unghie! Ciurma cenciosa!! Vado dal Nostromo!” Sbotta il cuoco.
“Ma chi cazzo me lo fa fare di dare ordini a questa massa di ingrati! Ma che si schiantino alla fonda girando come bandiere!” E detto così il Nostromo si dirige in stiva con passo pesante e svelto x raggiungere la sua cuccetta, che per quanto abbellita di drappeggi e meno malconcia di quella della ciurma è pur sempre un loculo inospitale soprattutto in questi momenti.
Nel suo incedere verso coperta schianta sonoramente il suo ginocchio contro il mestolo furiosamente penzolante dalla cintura del cuoco che sta uscendo dalla cucina con ribollente rabbia nelle gambe.
Gli improperi che turbinano nell’aere a seguito dello scontro è bene che là vi restino.
In un’istantanea del momento, la situazione si palesa così: il cuoco a terra con il faccione paonazzo e la bocca aperta nel tentativo di arricchire il curriculum dei turpiloqui contro il Nostromo, senza che nemmeno un sibilo riesca ad uscire dalla sua bocca, a causa della morsa alla gola di una mano nodosa come le corde che è abituata a tirare.
Spostando la prospettiva, un Nostromo ringhiante di vocaboli incomprensibili ai mortali viene percosso alla testa da vigorose mestolate impenitenti.
Tutt’intorno una ciurma attonita e divertita sospende le proprie mansioni in attesa di un verdetto finale, non senza incitare l’uno o l’altro al colpo di grazia.

Nel mezzo di quei disordinati colpi e rantolii, il fasciame del ponte di coperta si improvvisa cassa armonica per i passi pesanti e orgogliosamente cadenzati del Capitano.

Ad ogni tonfo la ciurma abbassa il tono delle proprie invettive fino ad un bisbiglìo infantile ed un simulato disinteresse per le due masse avvinghiate, ignare di quanto gli sta per piovere addosso.
“Ma che bel quadro di umanità signori!” tuona improvvisamente l’Alto Ufficiale facendo trasalire anche i legni.
In un istante il solista cantante del ponte è lo scricchiolio del delle funi sulle paratie; neppure le onde si azzardano ad alzare i toni, accarezzando timidamente i fianchi della nave.
Per primo il Nostromo si alza in piedi, traballante ma fiero, si mette di fronte al Capitano, accenna un saluto e con un “Non ho nulla da dire, signore” gira sui tacchi e si dirige verso sottocoperta. L’Alto Ufficiale impassibile non muove un muscolo e lo lascia andare.
Il cuoco nel frattempo riprende fiato ancora steso a terra malconcio. Il Capitano, quindi, gli si avvicina e gli porge una mano per rialzarsi; leggermente barcollando si trovano uno di fronte all’altro.
Il Capitano tace. Il cuoco è visibilmente imbarazzato, occhi incapaci di sostenere lo sguardo del suo superiore e passa nervosamente da una mano all’altra il mestolo ammaccato ma nessuna parola gli esce di bocca, finchè un: “Ho da fare in cucina Capitano” quasi sussurrato, lo smuove dall’empasse e lo fa claudicare verso il suo dovere.
Anche in questo caso il Capitano non proferisce una parola; il suo sguardo fa una panoramica sulla ciurma che come pezzi di un domino rientrano nei loro ruoli senza discutere.
Quando finalmente anche le onde riprendono dignità, il Capitano si dirige verso la stanza del Nostromo.
“Qualcosa non va col cuoco signor Nostromo?”. Il suo tono conciliante e non indagatorio, induce il Nostromo a sbuffare: “Nulla Capitano, si mangia bene. Solo uno scontro degenerato” borbotta seduto sulla sua amaca con uno straccio umido attorno al collo.
“Solo uno scontro degenerato?! Degenerato per cosa? C’è del malumore a bordo?”
“No Capitano. La ciurma è un po’ tesa perchè siamo verso la fine del viaggio e la stanchezza si fa sentire.”
“La ciurma sembrava quantomeno divertita dal vostro spettacolo… Non mi ha dato l’impressione di essere particolarmente provata… Non è che sia lei più provato dei suoi uomini?”
In quel momento il cuoco ancora un po’ instabile appare alle spalle del Capitano, gli gira di lato e si avvicina al Nostromo.
Si guardano negli occhi in un silenzio eloquente. Il Capitano mantiene il ruolo di spettatore. Infine il cuoco porge la mano al Nostromo e accompagna il gesto con: “Mi dispiace signor Nostromo. Mi farò perdonare a pranzo per averla presa a mestolate” e accenna ad un sorriso.
Sia il Nostromo che il Capitano restano interdetti a quel gesto e, quasi imbarazzato, il Nostromo si alza, stringe la mano al cuoco e conclude: “Siamo stanchi entrambi, entrambi con responsabilità che non ci lasciano pause ne’ giorni di riposo per tutta la navigazione. Scuse accettate se lei accetterà le mie.” Il cuoco acconsente con la testa.
Poi rivolto al Capitano, il Nostromo aggiunge: ” Io sono sempre sul ponte, a cuocere al sole, marinato come un’ aringa; il signor cuoco invece è perennemente nelle segrete di questa infernale galera a discutere col diavolo per le spezie da mettere sulle gallette rancide. Fa miracoli il nostro cuoco, signor Capitano! Ma entrambi non riusciamo più a ricoprire serenamente i nostri incarichi”.

Il Capitano serio si accomiata da entrambi senza dire una parola e comincia ad aggirarsi tra la ciurma. Ascolta le voci che si levano: “Il Nostromo! lui si che ci sa fare!! quel cuoco non è buono neanche per pelare patate!!”; “Il cuoco è un mago!! Sei un idiota!! Se avesse lui i comandi di questa nave la attraccherebbe al porto con manovre raffinate come i piatti che cucina!!!”; “Siete due imbecilli voi!!! Sia il Nostromo che il cuoco sono uomini!!! E come noi ne hanno le palle piene di questo Capitano! Lui si che non capisce qual è il posto della gente!!! Comanda, esige, dà ordini, ci tratta come bestie, compresi il cuoco e il Nostromo!!”

Al pari dello sciabordio delle onde nelle cavità tra gli scogli, le parole si mescolano nella mente del Capitano, inducendolo a chiudersi nella sua cabina senza dare spiegazioni a nessuno.
La vita intanto sulla nave torna alla normalità.

Come se il tempo si fosse ammutinato, passano ore che vedono un uomo in abiti ufficiali far poca mostra del buon comportamento, stravaccato in malo modo tra poltrona e libreria, che volge le spalle all’ingresso e il viso alla pipa. Il fumo che si leva crea una cortina tra mente e cultura che libera i mostri del cuore in un furibondo vortice di pragmatismo mischiato a sogni, tipico di chi non accetta che questa vita resti un ideale irraggiungibile.
Colpi ben assestati ma al contempo incerti, riportano nei ranghi le lancette del tempo e il Capitano si rimette composto sulla sua poltrona decisamente irritato e tuona un “Cosa c’è!!” che fa quasi spalancare la porta. Ne entra un marinaio con un vassoio in mano che tremolante annuncia la cena e repentino sgattaiola verso l’uscita.
“Fermati marinaio!” impone l’autorità e quello si pietrifica nell’esatta posizione di fuga in cui versa.
“D d d desidera Capitano?”
“Vieni qui, siediti al tavolo con me”. L’uomo imponente nel suo malconcio vestito si gira come un cucciolo impaurito e azzarda un: “Cc c credo di non aver capito l’ordine, Capitano”.
L’Ufficiale si alza dalla sua poltrona, si avvicina all’uomo che lo supera in altezza di una spanna abbondante, e gli tocca una spalla ripetendo con tono più conciliante: “Ho bisogno di chiederti una cosa Pennino Gin. Gradireste sedervi al mio desco?”
“Come ordinate, Capitano.” e si siede impacciato al tavolo della cabina dove aveva poco prima appoggiato il vassoio con le vivande fumanti.
Il profumo che esce dall’ammasso informe che poltrisce sul piatto argentato, è molto invitante, soprattutto per un marinaio che da mesi mangia gallette rancide talora intrise di vino, talora di birra. Il suo viso ne tradisce l’estasi ma il suo onore gli impedisce anche solo di guardare.
Finalmente il Capitano si siede di fronte a lui e lo osserva. Passano minuti di interminabile silenzio, rotto infine, da un gesto di cortesia che il Capitano fa nei confronti del marinaio.
“Pennino Gin, gradisci condividere la cena con me?” dice sorridendo dolcemente.
“Ancora una volta Capitano, credo di non capire i vostri ordini” prosegue il sottoposto senza azzardarsi ad alzare gli occhi dal bordo del tavolo.
A quel punto il Capitano prende una cucchiaiata dalla massa informe, la fa colare in un piatto dal passato glorioso e la mette sotto il naso del marinaio. Poi prende una coppa d’argento dal tavolo e la riempie di ottimo vino. Quindi va a prendere un bicchiere trasparente, più misero nell’aspetto e lo riempie dello stesso vino e porge la coppa al marinaio e lui si tiene il vecchio vetro.
Vedendo che il marinaio non azzarda a muoversi, gli alza il mento con la mano e lo costringe a guardarlo negli occhi.
“Alla meta signor Gin! ” ed alza il bicchiere. Finalmente il marinaio cede al richiamo e alza il suo calice in tutta risposta: “Alla meta!” e scola il vino d’un fiato in un gesto di antica abitudine. Immediatamente si accorge dov’è e che quello che ha in mano è un calice, anzi, IL CALICE del Capitano, sicchè lo appoggia sul banco con reverenza quasi infantile.
Il Capitano, notato l’ imbarazzo ed il piatto ancora pieno, prende un cucchiaio e inizia a mangiare direttamente dal piatto di portata e con la bocca piena bofonchia un: “Buon appetito Gin” agitando il cucchiaio in direzione del suo invitato esortandolo a fare lo stesso.
Passano altri minuti rotti solo dal lavorar di mascella fino a che i visi non diventano più rilassati e confidenziali.
“Mi dica signor Gin, che dice la ciurma del signor Nostromo?”
Pennino Gin è ancora in fase di estasi grufolante di fronte a cibo di così alta qualità, che quasi non si accorge della domanda del Capitano, ma gli occhi penetranti non gli lasciano scampo e con aria piuttosto buffa e le gote rosse e piene di cibo e barba, quasi si strozza nel dire: “Del Nostromo, signore?”
“Sì Gin, del Nostromo”.
“E’ un bravo ufficiale, signore, sa fare il suo dovere e non si fa mettere i piedi in testa dalla ciurma.” Prosegue pulendosi con la camicia e recuperando dignità.
“… e del cuoco?” incalza il Capitano.
“Beh, non devo dirvi molto, Capitano, parla poco e lavora molto. I risultati li ha qui davanti” finendo di parlare con tono quasi adorante.
“Allora perchè si sono azzuffati prima?”
“Un incidente signore. Il cuoco sta diventando un topo da stiva, il Nostromo un gabbiano impigliato nelle sartie, così il Nostromo andava giù a fuggire il sole e il cuoco saliva a veder se era giorno… e si sono scontrati.”
Pausa di silenzio e concluse: “Sono poco contenti del loro posto”.
“Uhmmm… e la ciurma che dice?” ripropone il Capitano
“La ciurma sta un po’ con uno e un po’ con l’altro.. ma tutti pensano che il cuoco sputi nei piatti dal nervoso e il Nostromo sbagli a dare gli ordini solo per avere la scusa di attaccare briga con qualcuno e sfogarsi”…
“E la ciurma cosa pensa del Capitano”
“..Che se ne fotte di tutt…” è così preso dal discorso e dal cibo che appena si accorge di quello che sta dicendo si raggela con la “t” fra i denti.
Il Capitano scoppia in una risata liberatoria e divertita concludendo la frase: “…tto quanto cammina su sta merda di legno… volevi dire, vero? ” e continua a ridere tanto che anche Pennino Gin si ricompone e quasi gli sfugge un ghigno.
“Si Capitano, ma io stavo solo ehm.. insomma… riportavo le parole… ecco… Eseguivo un ordine, Capitano!” trancia il marinaio per difendersi.
“Tranquillo Gin, so cosa dice la ciurma di me, Nostro Signore mi ha dato orecchie acute, e tu mi hai appena dato un’idea! Porta questo piatto con te e riportamelo pulito, condividilo con chi sta peggio e ha più bisogno di tirarsi su”. E accompagnando il marinaio con le vettovaglie tra le mani, alla porta, gli dice di convocare Nostromo e cuoco nella sua cabina alla prima ora dopo il sorgere della luna.

Il sole si sta adagiando nella sua amaca ondosa e la luna è già da tempo impaziente in cielo.
Il Capitano con la pipa accesa ed un bicchiere pieno di liquore, è in piedi di fronte alle vetrate della cabina quando finalmente entrano Nostromo e cuoco.
“Ci ha fatto chiamare Capitano?”
“Non ha gradito la cena?” aggiunge il cuoco più ansioso di carattere.
“No anzi, era molto buono, grazie!” risponde voltandosi senza togliere la pipa dalla bocca. “Sedetevi prego!” indicando due sgabelli su un lato della cabina.
“Vi ho convocati perchè la rissa di stamane mi ha fatto preoccupare sulla vostra sanità mentale…”
Il Nostromo ad udire il tono paternalistico comincia a mostrare insofferenza facendo saltellare una gamba x scaricare la tensione. Il cuoco è immobile e stringe la sua veste come quando ci si asciuga le mani nel grembiule, stritolandolo.
“Ho sentito voci da più parti che voi due sareste stufi del vostro ruolo, uno a far muffa e l’altro a diventar crosta; sbaglio?”
Nessuno ha il coraggio di dare una risposta, finchè il Nostromo sbotta a denti stretti dal nervoso: “La ciurma ingrata e puttana dice quello che vuol sentire lei Capitano”. Ed il cuoco a seguito annuisce.
“E voi cosa pensate di me?” incalza verso il Nostromo provocandolo.
Il Nostromo digrigna i denti nel tentativo di non rispondere a quello stimolo ma la stanchezza e la rabbia hanno la meglio: “Dico che se ne fotte di tutti noi, tanto il culo al caldo ce l’ha, il cibo buono è sempre in tavola e la nave giunge sempre in porto. A lei basta sputar ordini sulla rotta ogni tanto e bere whisky offerto da qualche ammiraglio di porto!” alzandosi nel dare più vigore al suo sfogo.
Il cuoco è letteralmente terrorizzato quando lo sguardo impassibile del Capitano lo trafigge in attesa di una sua risposta.
“…Iiiooo signor Capitano beh, penso che sia un brav’uomo… ehm intendo ufficiale… insomma.. io non sono mai alla luce del sole e quasi non conosco la rotta che stiamo navigando, perciò cosa vuole… la vedo poco nella mia cucina e così non posso farmi un parere certo sulla sua competenza… in fondo chi sono io per poter dire chi è lei… in fondo io esisto solo quando la tavola reclama i suoi piatti no?!” conclude con un tono remissivo e arrogante assieme.
“Si sieda signor Nostromo” ordina il Capitano e lascia che l’atmosfera si riempia di sospetto e fumo nel silenzio.
Poi, in quell’esatto momento in cui l’attesa si fa insostenibile ed il riservo va sciolto, si alza dalla poltrona, tira una lunga boccata di fumo e dirigendosi verso la finestra sentenzia: “Bene signori, vi ho ascoltato, e ho deciso, se a voi va bene, che da domani il cuoco farà il Nostromo ed il Nostromo il cuoco; sicchè uno smetterà di cucinarsi al sole ma cucinerà piatti e non dovrà più sentire le parole dell’ingrata ciurma, l’altro finirà di sudar spezie e si riscalderà alla luce del giorno chiacchierando di vele e orizzonti lontani con l’equipaggio. Sceglietevi i collaboratori che preferite, sarà così per tre giorni finchè attraccheremo”.
I due ospiti rimasti interdetti ad osservare la schiena del Capitano che non li degna nemmeno di attenzione e guardandosi l’un l’altro sciolgono il loro sconcerto in un’idea di novità che li porta quasi ad apprezzare quell’ordine insolitamente folle.
Il cuoco, che sta per lamentarsi del fatto che non sa nulla di vele, viene bloccato dal Nostromo che gli sussurra: “Ti dico io chi scegliere come collaboratore, tu mi dirai chi tenere in cucina, gli faremo vedere che non abbiamo paura delle sue idee!” Si stringono la mano ed escono dalla cabina del Capitano.
Fuori dalla porta c’è un improbabile numero di marinai intenti a lucidar come mozzi ogni cosa gli fosse a portata fingendo indifferenza.
Il Nostromo, infila in testa al cuoco il suo cappello e si prende il mestolo, poi nell’orecchio del cuoco suggerisce: “Ci vediamo tra un’ora sottocoperta, adesso dì alla ciurma di sciacquarsi dalle palle e tornare al lavoro”.
“Puttanelle curiose, fuori dai coglioni e tornate nella vostra merda prima che vi imbottisca di piombo!” tuona allora il cuoco con voce stridula e compiaciuto del suo nuovo ruolo.
Il Nostromo sorridendo scappa verso la cucina senza dare spiegazioni.
La ciurma attonita guarda immobile il cuoco come se fosse impazzito e Pennino Gin, in prima fila gli si avvicina toccandogli la fronte.
Con questa scusa, la vicinanza al volto del cuoco gli permette di scambiare alcuni cenni: il mento di Gin si sposta impercettibilmente verso l’alto indicando la cabina del Capitano, il sopracciglio del cuoco risponde con assenso.
“Il Nostromo sta benone, al lavoro bastardelle da bordello!” urla Pennino Gin dalle sue 300 libbre di stazza.
Il ponte in un istante diviene un brulicar di formiche operose e brusii pettegoli. Il cuoco intanto rimane prigioniero di Pennino Gin che se lo porta in un angolo infrattato tra sartie e barili mentre gli chiede, per cosi dire, gentili spiegazioni.
Il cuoco ha appena cominciato a cantare che il Capitano esce dalla sua cabina e senza troppi convenevoli grida: “Da oggi fino all’attracco in porto fra tre giorni, se Iddio sostiene le vele, chi ha da obiettare gli ordini del Nostromo si deve rivolgere al signor Kay Regen -detto Fish Cookie- appena eletto Nostromo per ordine mio. Invece chi pensasse che il cuoco condisca i suoi piatti con lo sputo se ne abbia a dire con signor Jason Hansen ordinato capo cucine pochi minuti fa. Se qualcuno ha da dire qualcosa a me, sa dove trovarmi! …Signor timoniere come va la rotta?”
“Secondo dovere Capitano” urla dal basso una voce mentre il vento la disperde nella notte ormai avanzata.

Arriva la mattina, l’equipaggio è radunato sul ponte in attesa della colazione che tarda ad arrivare e le vele sono ancora volte a ponente mezze sonnecchiose, nè sottovento, nè controvento.
Il Capitano in piedi da prima dell’alba attende questo momento con malcelata ansia e divertita curiosità. Gli si avvicina il quartiermastro con cui ha più confidenza e si guardarono con aria complice. Comincia il mastro sottovoce: “perchè tre giorni? Ne basterebbe uno e mezzo con questo vento!”
“Tre giorni e sono ancora ottimista perchè i collaboratori di Fish Cookie sono validi e gli aiutanti di Hansen sanno cosa fare”.
Nel frattempo la ciurma sta diventando irrequieta per il ritardo nella colazione e si giustifica dandosi speranze di chissà quali leccornie avrebbe cucinato il nuovo cuoco.
Arrivano finalmente gallette dolci e tè con bacon rancido sotto sale avvolto in alghe pulite. Si scatena un’ovazione! La ciurma va in estasi per il cibo magnifico e la novità delle alghe ed il nuovo Nostromo diventa verde di invidia per i commenti che saltellano nell’aria.
“Quel cretino di Hansen ha dato fondo allo zucchero e alla farina!” borbotta fra le mascelle strette e poco dopo strilla: “Massa di fannulloni, il sole è già alto e voi a mangiare come damigelle!! spiegate le vele a…a…” si gira verso i collaboratori non sapendo come continuare e loro gli suggeriscono: “Sottovento, dica sottovento”
“…a sottovento!”
La ciurma si muove sotto lo sguardo vigile e macchiescamente imperioso del Capitano che osservava dall’alto che vengano obbediti gli ordini, ma un marinaio impertinente grida: “Fish Cookie, sei invidioso solo perchè il Nostromo cucina meglio di te!”; “Uaahahahahahahah” risate di compiacimento si levano perfino dalla stiva e vengono subito zittite dal tuonare stridulo dell’accusato che strepita: “Io sono il Nostromo! Osa un’altra insubordinazione e ti farò diventare cibo per orche con le mie stesse mani!”
Un’altra voce si alza da un mozzo col secchio ed una corda penzolante: “Ti ha sistemato il nuovo Nostromo!… credevi che il suo fegato fosse finito nelle tue gallette eh?! Ahahaha”. Interviene Pennino Gin con un ceffone al mozzo e la ciurma divertita capisce chiaramente che non é più ora di giochi e si mette all’opera spiegando le vele.
Intanto il cuoco nuovo gongola nel suo successo congratulandosi con la sua “equipe” di grandi chef.
Una voce alle sue spalle: “Signor cuoco, dobbiamo pensare al pranzo” distrugge l’idillio. “Ma non rompermi le palle! La ciurma ha lo stomaco pieno e l’animo allegro, cosa cazzo vuoi ancora!” ringhia la risposta.
“Signor cuoco, il pranzo va cominciato a cucinare dopo la consegna della colazione, oppure il rancio non arriva!”
“Fai tu mister rompicoglioni!” dice Hansen togliendosi il grembiule e andando a prendere del tabacco.
Gli aiutanti attoniti, si guardano l’un l’altro e nella più totale anarchia cominciano a sfogare la fantasia repressa, attingendo cibi da mescolare nei pentoloni, senza pensare alle quantità, finalmente liberi dal giogo del vecchio cuoco odiosamente parsimonioso.
La mattinata scorre tranquilla, il vento a favore lascia qualche momento di relax ed il mare calmo non intralcia la navigazione. I legni della nave brillano come piatti d’argento sotto le grida del Nostromo che striglia i mozzi ogni volta che gli passano a tiro. Il viso del nuovo graduato comincia a farsi rosso dal sole e secco dalla salsedine.

Il pranzo viene servito ed il successo si ripete identico mentre il nuovo cuoco riceve come un oracolo i complimenti della ciurma.
Gli aiutanti invece cominciano ad innervosirsi oscurati dalla tracotanza del nuovo capo che non li degna neppure di un grazie nonostante il loro indiscutibile impegno.
In tutta risposta si sentono dire sarcasticamente: “Allora? Cosa aspettate ad inventare qualcosa per la cena? Su un po’ di iniziativa!!”

Sul ponte il timoniere parla col Nostromo suggerendo migliorie al suo operato e si sente rispondere di occuparsi della ruota e non delle vele.

Il ponte brilla sublime al tramonto, i marinai rilassati attendono senza troppa fame la succulenta cena intanto che i cuochi portano paioli di minestra di pesce con zafferano e gallette innaffiati da abbondante vino nei calici.
La serata passa gioiosa con una ciurma allegra che esalta un Nostromo non troppo severo, benchè si faccia rispettare ed un cuoco da alti ufficiali.
“Ci voleva il signor Hansen alle marmitte per assaggiare cosa mangia il Capitano” si sente dire, oppure: “Lavorare con Fish Cookie è come fare una gita in lancia ad accompagnare puttane e vino al bordello!”
Sembra che la nave abbia finalmente i suoi nuovi eroi ed il mare li coccola in una bonaccia quasi surreale.
Il Capitano chiama il quartiermastro in cabina e si mettono a guardare la rotta. “Siamo fuori di un giorno, ma dentro i tre previsti, Capitano”.
“Quanto pensi che durerà quest’aria?”
“Il signor Netwi, quando mi sono avvicinato al timone mi detto che secondo lui, su questa rotta stanotte incontreremo una piccola turbolenza perchè passiamo sullo scontro di correnti ed in questa stagione non è consigliabile…”
“Meraviglioooso!… e pensate di lasciare le cose come stanno Capitano?!”
“Si, è quello che vuole la ciurma”
Il quartiermastro comincia ad inquietarsi, ma conosce il Capitano da quando erano poco più che bambini e non osa contraddirlo.
“Jfive, fammi portare due bottiglie di acqua bollita e tre razioni di gallette qui in cabina, poi prendi la tua roba e sistemati sulla cuccetta là in fondo”
“Ma Capitano, mi fai dormire nella tua cabina?”
“Fidati di me, non ti darò baci appassionati!” Ridono sonoramente e il qurtiermastro, eseguendo gli ordini, va verso la cucina.
Nel buio della coperta, i marinai sono tranquilli ed i cuochi chiacchierano tra loro mentre il signor Hansen ubriaco russa rivolto su un tavolo.
“Potreste darmi due bottiglie di acqua bollita e tre razioni di gallette per il Capitano?” chiede Jfive guardandosi diffidente intorno.
Poco dopo arriva un aiutante che gli porge quanto richiesto e tenta di dire qualcosa, ma gli manca il coraggio.
“Hai bisogno?” indaga il quartiermastro.
Il ragazzo, appena adolescente, non riesce a tirare fuori il coraggio e viene preso al volo da un aiutante più vecchio: “Il ragazzo vorrebbe chiedervi cosa dobbiamo fare per domani a colazione, mancano poche ore e il -cuoco- (indicandolo con disprezzo) è al momento poco disposto a fare il menù”
Il quartiermastro si volta disgustato a guardare l’ex Nostromo, poi si rivolge al ragazzo e conclude: “Fate del vostro meglio con quello che vi resta, se il signooor cuooooco ha qualcosa da dire, mandatelo da me!”
Come se fosse passata la fatina magica, si mettono subito al lavoro.
Mentre sale sopracoperta, il quartiermastro viene scosso un po’ da un lato un po’ dall’altro, dal mare che comincia ad ingrossarsi.
Arriva alla cabina incorciando il Nostromo che rotola come un barile sul ponte. Lo guarda disgustato senza dire nulla.
Un’onda più esuberante delle altre scuote alcuni marinai di turno facendoli bestemmiare.
In lontananza qualche lampo non troppo convinto li induce a chiamare a gran voce il Nostromo che rantolando versi degni di un cinghiale, cerca di tornare nel mondo dei vivi.
“Mettili lì sdraiati, così non si rompono. Cosa mi dici del tuo breve viaggio in coperta?”
“Il Nostromo dorme come un pupo ubriaco, gli aiutanti si arrangiano come possono con le colazioni, comincia ad ingrossarsi il mare ed il cuoco sul ponte sta cercando di capire chi è, mentre i marinai di turno lo stanno scuotendo per il temporale all’orizzonte”.
Il Capitano, che ha nel frattempo versato del liquore nei bicchieri, ne porge uno al quartiermastro e gli propone di andare a godersi un po’ di aria fresca sul ponte.
Complici del loro gesto appoggiano i gomiti sul parapetto ed ascoltano le voci che si alzano da sotto.
“Nostromo, vento forte da Sud, qual è la rotta, dove mettiamo le vele? Nostromo le vele!”
L’ufficiale risponde confusamente chiedendo dov’è il sigor Travis.
“Nostromo, il signor Travis non è di turno, sta dormendo!”
“Svegliatelo perdio!!!”
“Ma signor Nostromo…”
Il vento si fa più impetuoso, una gomena sfugge slegando un fiocco facendolo sbattere come una bandiera.
“Fish Cookie, cazzo, dai gli ordini!” grida un uomo appeso alle sartie maggiori.
Un marinaio rapido come una saetta si infila sottocoperta chiamando a gran voce il sigor Travis che si ribalta dall’amaca incapace perfino di imprecare per il frastuono.
“Che cazzo succede?!”
“Il Nostromo non dà gli ordini, ti cerca, e su la bonaccia se n’è andata!”
“Ma porcaputtana! Ma quello stronzo di un Capitano doveva metterci una testa di medusa al comando!! Arrivo!!!” e tentando di ricomporsi cammina ondeggiando verso la scala.

Il signor Hansen intanto dà segni di vita dalla sbronza e bofonchia qualcosa sul pappafico ai cuochi, che in tutta risposta lo mandano al diavolo.

Passa una notte impegnativa. Il signor Travis, innervosito dal riposo interrotto impartisce ordini con la severtià di una scure, il Nostromo li ripete come un pappagallo ipnotizzato fino a che il timoniere stufo di avere uno strillone nelle orecchie lo tramortisce con un colpo secco in pieno volto.

Finalmente albeggia, comincia il cambio turno ed i marinai esausti si dirigono verso le loro cuccette intanto che il cambio prende le consegne e dà manforte.
Un profumo di cibo poco definito sale dalle cucine e alcuni aiutanti arrivano puntuali con le colazioni.
Acciughe sotto sale avvolte in alghe e birra.

Ci manca poco ad un ammutinamento!
“Il cuoco si è bevuto il cervello!!!”; “Dove cazzo sono le gallette!!”; “Che se le ficchi nel culo le acciughe con le alghe!!”

Il Nostromo si riprende dalla botta con un gran mal di testa ed il naso viola; si guarda intorno e decide, vista l’aria che tira, che è meglio sparire. Così sgattaiola convinto di non esser visto, finendo direttamente sul calcio della pistola del signor Trevis.

“Ma buongiorno signor Nostromo!”
“S s ssignor Traviss….”
“Credo che dobbiamo fare due paroline… Sul mio turno di riposo, ad esempio, non crede?”
“Io… stanotte c’era una tempesta, avevo bisogno di tutte le risorse possibili per governare la nave così….”
“Stanotte c’era una che cosa? Quattro gocce di pioggia, due fulmini e un po’ di vento e sarebbe una tempesta?!Ma Signor Nostromo, mi delude!!” dice sarcasticamente.

“Fatemi cucinare il cuoco!! lo voglio arrostoooooo” un marinaio imbufalito grida contro il sigon Hansen, inerme consegnato alla ciurma dai suoi aiutanti incapaci di spiegare ai marinai che lo zucchero e la farina al massimo possono bastare per un giorno e in quanto al vino… beh… finito…

“Signor Jfive, andiamo a fare colazione!” Disse il Capitano cingendo le spalle del quartiermastro e dirigendosi in cabina: “Ho visto quanto basta, ora aspettiamo”.

Pochi minuti dopo bussa Pennino Gin.
“Capitano posso parlare con lei?”
“Accomodatevi prego!”
“Io non so per quale ragione ha scambiato i ruoli, ma la ciurma non è più d’accordo. Hanno mandato me a parlarvi perchè il quartermastro è sparito, il Nostromo incapace si nasconde e il cuoco rischia il linciaggio se non ci fosse il timoniere a tenergli le difese.”
Il sorriso mal celato del Capitano sono un segno sufficiente al quartiermastro per palesarsi al marinaio.
“Sono qui Gin, mi ha convocato il Capitano ieri sera”
“Ah… io… ”
“Nessun problema Gin, non sono arrabbiato”
“Dunque il Nostromo signor Hansen deve tornare a bruciare al sole ed il Signor cuoco Fish Cookie rimettersi a lottare con i mestoli?”
“Si signor Capitano. Se poi, di grazia ci dicesse la rotta, potrei anche calmare l’equipaggio”.
“Convocate il sigor Travis, il cuoco, gli aiutanti ed il nostromo sul ponte tra mezz’ora, io e il signor Jfive finiamo la colazione nel frattempo”.
“Agli ordini Capitano.”
“Ah, signor Gin, voglio anche lei sul ponte!” conclude.

Rifocillati, allegri e complici, i due ufficiali dissimulano divertimento caricando sul volto un’espressione seria e si posizionano sulla balaustra sopra il ponte.

“Signori, -tuona il Capitano e la ciurma si zittisce all’ascolto – signori, mi pare di capire che nelle ultime ore qualcosa sia passato da vento a favore a bonaccia in mare aperto, mi sbaglio?”

Voci sparse qua e là confermano la ragione del Capitano, che prosegue: “Chiedo di votare che il Nostromo da ora fino all’attracco diventi il signor Travis, il cuoco lo faccia il signor Burns aiutante in prima ed i signori Hansen e Kay Regen, detto Fish Cookie, si prendano un periodo di riflessione in stiva fino al nostro attracco in porto. Secondo i calcoli del sigor Travis, questo avverrà dopodomani mattina e conto che nessuno di voi avrà da lamentarsi degli ordini del Nostromo Travis o del cibo del signor Burns. Domande?”

“No Capitano.” Prontamente taglia corto Pennino Gin, fulminando ogni piccolo sbuffo che potesse uscire dalla bocca dei marinai, stufo lui stesso di tutti quei trambusti e desideroso solo di attraccare e godersi Rhum, la sua donna e i suoi figli che non vedeva da più di sei mesi.

Ognuno si incastra al suo dovere come sotto un incantesimo.
Il ponte brilla un po’ meno e le gallette non hanno foglie di alghe attorno, ma le vele sono orgogliosamente gonfie e la vedetta conta i minuti per poter gridare “Terra in vista”.

Hansen e Kay Regen si riposano. Ne avevano effettivamente bisogno! Senza toccare cibo si addormentano come bambini dopo delusioni e rimproveri.

Benn.

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