Aria fresca

L’aria fresca e pungente di montagna si fa sempre più frizzante man mano che le ombre si allungano sulla neve.
Il té bollente appoggiato solitario sul tavolaccio di legno fa nuvole di fumo come un sioux che fa pace col suo calumet.
Le mani intorno al bicchiere si scaldano e ne ascoltano le silenziose storie mentre le ultime voci degli avventori sfumano verso valle.
E’ l’ora più bella per godersi lo spettacolo della montagna bianca, un po’ come al mare sul far della sera, quando la spiaggia si rilassa dallo stridore turistico.
Mano a mano che il cielo si fa rosa, il versante si tinge di una velata tonalità maliziosa complice di un abito invernale.
Le mani sempre vicine al bicchiere si dimenticano del vento freddo e i guanti restano a sonnecchiare in disparte mentre gli occhi come cocchieri guidano la mente verso il silenzio della mente.
Gli altri tavoli a poco a poco si scrollano di dosso gli ultimi avventori, così che ora sei solo tu col tuo bicchiere e le ombre dello chalet che si dilavano nel sonno del sole.
E’ così intenso il profumo della pace che non fai caso all’aria che sposta piano il cappuccio della tuta facendolo scivolare dolcemente sulle spalle.
Improvvisamente qualcosa ti scuote e le tue mani stringono il vetro ormai tiepido come per ancorarsi a qualcosa di solido.
Un soffio caldo leggero e inaspettato scorre nel colletto della giacca.
Una mano si sgancia dal bicchiere e cerca di toccare quel soffio ma viene fermata da un’altra mano che lentamente la accompagna ad adagiarsi nuovamente sul tavolo.
Non ti volti, aspetti la prossima mossa con un mezzo sorriso.
Osservi il sempre immobile tè ambrato sul tavolo. Il calumet ha smesso di fumare, il tempo di pace volge al termine…
Il soffio dal colletto ora sale lungo la linea del collo e si incastra dietro l’orecchio, dove due morbide labbra ne tracciano il contorno.
Il tuo sorriso si dissolve in un respiro profondo mentre un dito scivola lungo le tue labbra e ti consiglia di non parlare.
Le mani sul tavolo si intrecciano e il soffio diventa un abbraccio misurato che va a spostare la presa dal bicchiere e libera l’altro arto guidandolo verso il tuo petto.
– Fermati lì – sembra suggerire mentre la mia mano scivola lungo il tuo avambraccio, si posa sul gomito e da lì cerca la linea del fianco nascosta dall’imbottitura.
Stai per voltare la testa ma le mie labbra te lo impediscono bloccando il movimento con un piccolo morso in quel preciso angolo in cui il collo incontra la spalla.
E’ guerra dichiarata.
La tua mano si libera dall’intreccio e cerca i miei capelli.
Non fatica nell’impresa e per rappresaglia li stringe in una coda che come una redine tira verso il viso.
Il mio sorriso, quello di chi ha perso una battaglia ma non la guerra, incrocia per primo il nocciola dei tuoi occhi e poi il mio sguardo si trova di fronte al tuo.
E’ una sfida.
Il vapore dei nostri fiati crea una delicata foschia tra il mio viso e il tuo, sicché guardarci non serve più.
La tua mano lascia la mia coda e si allarga a fare da sostegno adattandosi alla mia testa tra le ciocche scure.
La mia chiama l’altra ed entrambe scivolano ai lati del tuo viso fino a confondersi e avvicinarlo al mio.
La seta calda delle tue labbra sfiora quella delle mie senza appoggiarsi, quasi a sentire se scotta come brace prima di affondare.
Io giro di un attimo il viso per far scorrere le mie labbra sulle tue giusto quell’istante prima che affondino uno nell’altra.
Siamo solo noi due, il silenzio ce lo ricorda.
Le stelle ormai hanno cominciato il loro spettacolo e un tintinnio di chiavi che sbatte sul tavolo, ci ricorda che la nostra stanza è pronta.
Questo però non ci distrae dalla sfida in atto.
La mia bocca lascia che l’aria fredda della notte permetta una piccola apertura proprio quell’attimo prima che la tua decida di sferrare il primo attacco.
Si spezza il tempo sospeso, il silenzio di sfilaccia strappandosi nei nostri respiri forti. Le lingue si sfiorano, le braccia scivolano sul corpo e stringono in un abbraccio forte, mosso, vivace fino a che la tua bocca lascia la mia a prendere fiato e si avventa sul mio collo disturbata solo dal mio giubbotto. No, così non va!
Un secondo bacio fa tacere la mia mente e la tua mano cerca tentoni la chiave. La trova sul tavolo, la prende e la fa tintinnare.
Il tempo si ferma un istante, gli occhi si intendono e la tua mano si intreccia con la mia mentre ci alziamo e andiamo verso la stanza che ci spetta.
Fuori le stelle proseguono il loro lavoro mentre il versante civettuolo fa brillare il suo manto argenteo in una gara con la luna e i guanti accompagnano come bravi cavalieri il bicchiere di te lasciato a metà.

Benn.
T.S. 2-6: 28-01-2015

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