La Sagomatura Del Fanculo

 

Non sono sicura di quello che succede quando un corpo galleggia nell’apatia, non credo che la linea di galleggiamento dipenda dal peso specifico dell’oggetto che giace sulla superficie della cuccia improvvisata.

Sicuramente però il peso dell’essere, dipendente dalla forza di gravità del pianeta su cui si trova, è determinante nella formazione della sagoma dell’agglomerato di tessili che sostiene lo stato psicologico, morale e fisico.

In parole povere: non ho voglia di fare un c….. E da tanto tempo… ma tanto tanto!

Senza aver fatto nulla di utile mi trovo arrotolata come un gatto sulle coperte del mio letto-cuccia e cerco di dare un senso ad uno stato vegetativo che mi trascina sempre più in profondità.

Non posso parlare di depressione, si tratta più di una condizione di immobilità da fallimento.

Provare e riprovare, crederci fin quasi al fanatismo per arrivare alla fine con la stanchezza di un guerriero  che sventola rabbiosamente la spada cercando di colpire moscerini persi nell’aria.

Potrei quasi farne uno sport olimpico, sono super allenata a sprecare energie in ideali e progetti che non pagherà mai nessuno!

Purtroppo per chi mi deve sopportare quotidianamente, non sono un soggetto facile: quando mi hanno installato la memoria, probabilmente c’è stato un blackout e ho dei problemi continui a ricordare chi ero, cosa ho fatto e come sono arrivata ad oggi; in poche parole vivo alla giornata.

Conservo ricordi del mio passato e ogni tanto li riprendo per cercare un filo conduttore e capire cosa mi porta a cadere sempre negli stessi desideri, cosi mi risveglio al presente e ricomincio a riprendere le mie battaglie sempre con una maturità diversa.

Fino ad oggi qualche risultato c’è stato ma trascurabile per la sensibilità umana.

Poi arrivano periodi come questo che intitolarei a grandi lettere “IL FANCULO”.

E con questa si torna all’inizio: l’apatia imperante che fa crollare tutto su un materasso pigro, nell’attesa del prossimo dovere dettato dalla routine.

Ora, la domanda retorica è: come uscirne?

La domanda reale invece è: ma perché devo uscire dalla mia gradevole apatia? Ma in effetti “fa brutto” ammetterlo…

Oggettivamente è come se avessi raggiunto uno status di beatitudine. Non ho nemmeno più i sensi di colpa, una figata!!!

Come ho fatto? Beh, una volta che l’ho scoperto è stato facile: mi sono arresa.

Ho detto: “ok avete vinto!” E ho smesso di agitare la spada come le pale di un ventilatore. Non è mica stato immediato però! Ci ho messo quasi un decina d’anni ma alla fine sono riusciti a farmi eliminare ogni velleità di ambizione dal mio hard disk. Ammetto che sono serviti un sacco di tentativi e non sono mancati anche dei successi a complicare le cose; mi hanno preoccupato molto quei momenti di gioia in cui provavo quasi compiacimento a guardarmi nello specchio, mi sono perfino sentita accettabile agli occhi del prossimo ma grazie al cielo é durato poco e alla fine i fallimenti hanno gloriosamente trionfato.

Ed eccomi qui, al cospetto del mio agglomerato tessile del fanculo pronta a dar sagoma al mio essere nell’unica competizione ammessa: quella col gatto sonnecchiante.

In un impeto di entusiasmo sistemo la copertina di pile un po’ x me e un po’ x il felino e mi preparo al caldino, mi tolgo di dosso tutto quello che potrebbe riportarmi all’attività tipo orologio, orecchini che infastidiscono, telefono e noto la scorrettezza del miao che ha già ingranato il minimo con il trattore ancor prima che dessi il via alla disfida.

Arriva il mio turno e prendo posizione; la mente comincia a rilassarsi e vagare in una nebbia di pensieri senza freni e senza logica, vedo un mare caldo con rocce profonde accompagnate da chiazze di anemoni colorate e pesci curiosi. Sento il silenzio delle profondità marine che mi scivola addosso come seta mentre sprofondo verso sabbie calde e ristoratrici del fondale.

La bellezza del sonno apatico nel “fanculo mode” è che non soltanto mandi a quel paese il prossimo ed il senso del dovere ma perfino la rigorosa logica del corpo umano va a farsi benedire! Perciò non ti fai domande se x caso ti trovi a passeggiare nel profondo dei tropici tra pesci leone, coralli e magari incroci una specie di Poseidone che ti invita a prendere un whisky davanti al suo calderone e comodamente cullata dalle fusa prosegui accettando l’invito per vedere cosa succede.

Il “fanculo mode”, oltre a farti vincere le più reticenti leggi della fisica, farti competere in una spietata gara con il più atletico degli animali, farti desistere dall’autocompiacimento e dalla vanità, ti permette anche di trovare eccellenti strategie su come evitare che qualcuno o qualcosa possa interrompere il tuo duro lavoro di sagomatura tessile, incastrando deleghe a destra e a manca in modo da allontanare il più possibile il momento del distacco dalla cuccia.

In definitiva: fisico-matematico, atleta, umile, stratega e scultore, la sagomatura tessile del fanculo è il preludio alla genialità eclettica.

 

Benn.

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